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EEA: dall’ingegneria alla sinergia. Presente e futuro di EEA, Made in Italy

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EEA è presente sul mercato dell'antintrusione in Italia da oltre dieci anni con una scelta ben precisa: la specializzazione nella produzione di rilevatori antintrusione. Su questi e altri temi S News incontra Alessandro Brancaleoni, Amministratore Delegato di EEA Srl.

Perché, come EEA, avete fatto una tale scelta?
Il motivo è legato alle caratteristiche di know-how tecnico-ingegneristico ed esperienziale degli stessi fondatori di EEA, ovvero io, mio fratello Ugo Brancaleoni che si occupa di meccanica, e Fabrizio Rossi che si occupa di rilevazione sotto l'aspetto elettronico. Da tempo collaboravamo su progetti e ci eravamo resi conto di avere le competenze complete per poter affrontare una sfida di questo tipo. Avevamo, infatti, la chiara consapevolezza che a livello italiano non c’era nessuno che riuscisse a fornire una risposta concreta sulla rilevazione, sia in termini di ampiezza che di profondità di gamma. La nostra è partita come una doppia sfida: fare esclusivamente i rilevatori e farli interamente in Italia, con produzione tutta in-house. Così è nata EEA. La storia ci ha dato ragione, ed in questi 10 anni abbiamo raccolto conferme e soddisfazioni. 

Vasta la vostra gamma di proposte. Quali le caratteristiche peculiari delle vostre linee e a quale target vi indirizzate?
I prodotti che realizziamo hanno un target medio-alto, anche se non disdegniamo prodotti "entry-level” al fine di soddisfare anche richieste da mercati di ingresso. La nostra produzione è quindi piuttosto trasversale. Uno degli elementi fondanti di essa, quindi sia dei prodotti entry-level che di quelli più evoluti, è l’altissima affidabilità costruttiva, con un processo interamente interno alla nostra azienda sin dalla realizzazione delle plastiche, i cui stampi e stampaggio vengono da noi eseguiti con una nostra consociata, per passare ai montaggi elettronici sia tramite le nostre linee SMD, oltre che con operatori specializzati, fino ad arrivare ai collaudi, imballaggio e spedizione. Ciò significa che tale investimento sulla catena di montaggio è mirato ad avere un controllo costante e puntuale della qualità e di ogni fase del processo.
Oltre all’altissima affidabilità costruttiva, indipendentemente dalla fascia di sensore realizzato, altri elementi distintivi di EEA sono un’evoluzione sempre al passo con i tempi in termini di funzionalità ed un’efficacia di rilevazione del sensore molto alta: siamo, infatti, decisamente all’avanguardia nel campo della rilevazione in relazione all’abbinamento tra infrarossi e microonda, agli algoritmi di campionamento, alle funzionalità di pet-immunity e ai sistemi di antimascheramento. Tutto ciò viene interamente progettato da noi, a partire dalla parte elettronica a quella meccanica, passando per lo studio delle ottiche.

E sul fronte dell’innovazione, vostro marchio di fabbrica potremmo dire, vista la provenienza ingegneristica di voi fondatori, quali le novità introdotte da EEA?
Tra le innovazioni che abbiamo introdotto nel tempo, si annovera innanzitutto la compensazione in temperatura reale ad alta risoluzione, che permette al sensore di essere estremamente puntuale indipendentemente dalle variazioni di temperatura in cui opera. Abbiamo inoltre introdotto i sistemi antimascheramento attivo di prossimità delle lenti: è una tecnologia già presente sul mercato, ma in prodotti di fascia più alta rispetto a quelli in cui EEA l’ha implementata. Tali sistemi proteggono la lente di infrarosso da tentativi di manomissione del rilevatore. Oltre a ciò, abbiamo studiato e sviluppato l'algoritmo Pet-Immunity Three Balance, fiore all’occhiello dei rilevatori da esterno, basato su tre criteri di discriminazione: quello ottico-meccanico, il bilanciamento “energetico” tra due sensori infrarosso e in ultima istanza l'utilizzo della compensazione in temperatura per discriminare segnali troppo “piccoli” riconducibili ad un animale.
Un ulteriore passo compiuto da EEA consiste nel fatto che tutto ciò che è stato introdotto sui sensori filari, ossia collegati tramite un cavo tra sensori e centrali, lo abbiamo introdotto anche sui sensori basso assorbimento, ovvero sensori privi di collegamento diretto alla centrale ma collegati via radio, e che per questo hanno comunque le stesse performances dei sistemi filari. Queste innovazioni sono state possibili poiché, essendo EEA un'azienda che si occupa esclusivamente di rilevazione, abbiamo non soltanto grandi numeri che ci permettono di fare economie di scala, ma al tempo stesso siamo in grado di fare economia di conoscenza, nel senso che questa numerosità ci consente di avere una casistica e di poter approfondire in termini di Ricerca&Sviluppo per ottimizzare certe funzionalità e renderle più adatte a determinate richieste del mercato.

Chiarissimo. Proprio relativamente ai vostri prodotti, ci risulta che ci siano importanti novità nella linea Master. Di che cosa si tratta?
EEA, negli anni 2012-2013, è uscita sul mercato con un sensore da esterno a tenda, mentre fino a quel momento i sensori da esterno erano soltanto volumetrici e multifascio, perlopiù montati ad altezza 80 cm 120 cm. Noi ci siamo affermati con VELVET, che ha fatto sicuramente da spartiacque nel mercato della sicurezza e continua a darci moltissime soddisfazioni. Si tratta di un sensore a tenda, in grado di produrre una tenda virtuale in prossimità dell'abitazione, dotato di doppia tecnologia, antimascheramento attivo, compensazione in temperatura reale, nonché di una tenuta plastica molto importante: i nostri prodotti hanno la capacità di non invecchiare nel tempo grazie alla scelta di polimeri di altissima qualità con additivi che rallentano la cristallizzazione e quindi l’invecchiamento.
Così come il Velvet, anche grazie al nostro MYNI, altro sensore a tenda, facciamo numeri importanti.
Ciò che mancava, però, era la gamma del multifascio, già presieduta da tanti altri colleghi-competitors. Con il MASTER abbiamo provveduto a tale situazione. È un sensore declinato in due versioni, una da montaggio tra 80 cm e 120 cm e l'altra, più alta, fra 210 cm e 230 cm, che protegge all'esterno un volume più ampio: non una tenda prossima all'abitazione o al sito da proteggere, bensì più ampia, in un volume esterno al sito da proteggere. Abbiamo poi creato le versioni PLUS, dotate di sensori completamente stagni (IP65) e ben  tre sistemi di antimascheramento attivo, configurabili in 7 modalità differenti: uno è in grado di controllare esternamente il sensore, nelle immediate vicinanze, mentre i restanti due proteggono le lenti da tentativi di sabotaggio. Tali funzionalità non sono presenti in altri sensori disponibili sul mercato.
Il sensore della linea Master costituirà la base progettuale per gli sviluppi futuri, perché pone gli elementi per la realizzazione di un prodotto industriale anche da interno a lunga portata e di alcuni sensori che stiamo sviluppando con alcuni partners esterni.
Da sottolineare poi che la nostra produzione avviene in larga parte come brand EEA, ma anche attraverso customizzazioni con dei rapporti di partnership con altri produttori che, pur avendo la possibilità di produrre internamente sensori, scelgono EEA per l'affidabilità, la qualità e l’ampiezza di gamma.

Il Master Plus tra l’altro è anche il protagonista del video che avete da poco realizzato. Corretto?
Esatto. Il video in questione è uno dei primi da noi realizzati, ed ha lo scopo specifico di presentare e spiegare in modo più veloce e più accattivante le funzionalità del nostro prodotto. Questa tipologia di comunicazione ci permette di essere più diretti con distributori ed installatori nel fare formazione e nel far comprendere come utilizzare al meglio i nostri prodotti.

Partendo da alcune sue riflessioni, come a suo avviso evolverà il mercato dell’antintrusione in Italia? Quali saranno le prossime sfide?
Sicuramente, in Italia, siamo da sempre molto evoluti nel settore della sicurezza e, da esportatori, ci rendiamo conto che all'estero puntano sempre a prodotti con meno funzionalità, rispetto a quelle che abitualmente noi siamo in grado di offrire. Al di là dell'aspetto puramente legato alla protezione, tuttavia, vi è la grande sfida della convergenza del sistema di comunicazione tra i vari apparati e il macrosistema di gestione, sfida che oramai abbraccia tutti i settori, anche quello dei sistemi di sicurezza. Va detto però che la nostra capacità di creare un ottimo Made in Italy e l’alta qualità, se da un lato sono caratteristiche con un forte appeal sul mercato, dall’altro, forse, tende a chiudere le aziende in se stesse. La reale sfida dei produttori italiani è quella di saper fare rete tra loro.
Noi di EEA, proprio per la nostra natura di produttori di insiemi di componenti di un sistema, possediamo già questa attitudine, grazie alle frequenti customizzazioni, che entrano sempre più nel prodotto, nell'elettronica e, soprattutto, nell’interfacciabilità. Questa è, a mio avviso, la sfida essenziale per noi produttori italiani, per non rimanere fuori dalle dinamiche dei numeri, che tanti players non italiani stanno mettendo in campo, puntando proprio sulle quantità, sulla facilità d'installazione, sull’immediatezza e sull’integrazione.
Questa è la carta che come produttori italiani dovremmo giocarci: integrarci e collaborare verso un'unica direzione. In questo, secondo me, consiste la sfida per il futuro.

a cura di Monica Bertolo

Nel video di EEA SECURITY  viene presentato il Master rilevatore tripla tecnologia da esterno

21.09.2021


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