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Le categorie dell’analista (parte seconda)

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“Ed è qui – il grande Bardo direbbe – che c’è l’intoppo”
[Battuta tratta da Inside man di Spike Lee]
 

Dallo stratagemma alla strategia

Le otto categorie in cui ci siamo imbattuti nel precedente articolo "Le categorie dell'analista" (spazio, tempo, obiettivi, arena, attori, risorse materiali, risorse immateriali e percezioni) consentono non solo di costruire uno stratagemma, ma anche di fare quel salto quantico richiamato dal titolo dell’articolo. Vedremo ora come.

L’etimo del termine stratagemma è greco: στρατήγημα (fatto di un condottiero di esercito, specialmente tratto astuto, astuzia di guerra), derivato del verbo στρατηγέω (essere condottiero di un esercito, usare uno stratagemma, guidare, dirigere, reggere), a sua volta derivato di στρατηγός (condottiero di un esercito, capitano), composto di στρατός (esercito, fl otta, armata) + ἄγω (condurre, guidare). Ecco dunque le due anime, di chiara matrice militare, che compongono anche la parola strategia: “condurre l’esercito”.

Lo stratagemma o, più correttamente, inganno strategico, si costruisce attraverso la manipolazione di una (immancabilmente “percezioni”) o più categorie (anche tutte e otto). Data la caratteristica di imprescindibilità della categoria “percezioni”, essa viene comunemente considerata una “super-categoria”, poiché rappresenta un vero e proprio fattore di moltiplicazione. Sono infatti le percezioni ingenerate nella mente dell’avversario a pesare tutto il resto. L’inganno è appunto definito come “la manipolazione intenzionale, la distorsione o la falsificazione di informazioni per indurre in errore un obiettivo: senza distinzione tra amico e nemico".
Le tattiche più comuni d’inganno tendono a mascherare i propri movimenti o le intenzioni, a distrarre l’attenzione, creare illusione di forza dove si è deboli e viceversa, sovraccaricare di informazioni, abituare l’avversario alla routine, confondere le aspettative e ridurre la capacità avversaria di percepire la realtà.

La sublime (e inconsapevole?) trasposizione cinematografica di quanto appena descritto è la pellicola del 2006 di Spike Lee, “Inside man”, dove una banda di “rapinatori” capitanati da un Clive Owen in stato di grazia, riesce a manipolare magistralmente tutte e otto le categorie (una rarità assoluta), facendosi beffe del Dipartimento della Polizia di New York, guidato da un Denzel Washington nei panni di un irriducibile e famelico mastino, dotato di un fiuto infallibile. Un duello di bravura attoriale. Il film non sembra scritto da uno sceneggiatore esordiente, Russell Gewirtz (ricordatevi questo nome, regalerà agli amanti del genere altri capolavori), ma da un navigato ed esperto docente di Deception. Da vedere.

Le tipologie di inganno sono innumerevoli, tuttavia – come ricordano anche Roberto di Nunzio e Umberto Rapetto nel volume “Cyberwar la guerra dell’informazione” – possono essere così aggregate:
1. nascondere
2. mascherare
3. false informazioni
4. mentire
5. rappresentazioni
6. trucchi e sotterfugi
7. atti dimostrativi
8. finte
9. penetrazione del pensiero avversario

Ciascuno di essi (in particolare il n. 4, cui rimando a Paul Ekman e alla sua vita spesa a studiare e riconoscere i volti della menzogna) meriterebbe un opportuno approfondimento che i ristretti margini non ci permettono, tuttavia per poter costruire sapientemente uno stratagemma risulta fondamentale la lettura de “I 36 stratagemmi” (suggerisco l’edizione curata da Gianluca Magi, impreziosita dalla presentazione del maestro Franco Battiato). Un sintetico trattato risalente verosimilmente alla dinastia Ming (in lingua originale solo 138 ideogrammi!), un distillato di millenni di strategia bellica cinese che travalica l’angusto ambito militare. Descrive, infatti, una serie di astuzie usate in guerra, in politica e nella vita sociale, spesso tramite mezzi non ortodossi e ingannevoli. Al di là degli evocativi titoli assegnati ad ogni stratagemma dall’indiscusso fascino esotico: Attraversare il mare ingannando il cielo, Assediare Wei per salvare Zhao, Far appassire il prugno al posto del pesco, Snidare la tigre dalla montagna ecc. ecc., l’opera si presenta come un vero e proprio manuale di istruzioni per l’uso. I 36 (numero che nella cultura cinese indica simbolicamente una moltitudine) sono raggruppati in sei sotto-capitoli distinti per tipologia di impiego, come riportati sinteticamente nello specchio:

I 36 Stratagemmi

Uno stratagemma - come poi mi è stato insegnato nelle mie lunghe ore in aula - rimane uno stratagemma, ma l’unione di due o più stratagemmi costituiscono una strategia. Di qui, in funzione delle circostanze e delle opportunità, un numero quasi infinito di combinazioni ed effetti dalla potenza devastante. Buon divertimento!

di Cristhian Re

03.08.2018


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