Attualità // Il Governo del Rischio

Rischi geopolitici: trend 2017 e prospettive per il 2018

Condividi

Il 2017 verrà con ogni probabilità ricordato come l’anno della disfatta militare dello Stato Islamico (Islamic State - IS). Secondo quanto dichiarato a fine dicembre da un portavoce della coalizione guidata dagli Stati Uniti per combattere l’IS, in Siria e in Iraq si conterebbero attualmente circa un migliaio di militanti, sparsi nella regione a cavallo tra i due Paesi. Un dato irrisorio, se paragonato a quelli registrati durante il picco dell’insurrezione sunnita radicale tra 2014 e 2015, quando il numero di combattenti dell’IS si attestava sulle decine di migliaia.

Una vittoria che, tuttavia, non ha suscitato grande clamore, poiché da molti considerata non risolutiva di una situazione di instabilità regionale generalizzata, che appare destinata a protrarsi negli anni a venire, con persistenti ripercussioni negative per la stabilità europea e di altri teatri più o meno distanti dall’epicentro siro-iracheno. Secondo le stime più recenti, circa 6.000 foreign fighters avrebbero abbandonato la Siria e l’Iraq per sfuggire al fuoco incrociato della coalizione internazionale, delle forze armate locali e degli attori esterni che le sostengono, molti dei quali provenienti da Nord Africa, Caucaso, Asia Centrale e altre regioni, in alcuni casi già caratterizzate da condizioni di sicurezza precarie e suscettibili di aggravarsi ulteriormente, una volta che tali elementi saranno riusciti a stabilire network locali, in grado di pianificare attacchi e condurre attività di proselitismo e radicalizzazione. 

Quella di matrice jihadista non sarà, tuttavia, la sola minaccia alla quale occorrerà prestare attenzione nel corso del 2018 e forse nemmeno la più grave. Nel corso del 2017, a fronte di una generalizzata riduzione dell’attività terroristica (particolarmente marcata in Paesi quali la Turchia, il Libano, il Bangladesh, oltre alla Siria e all’Iraq), si è assistito al deterioramento del quadro politico e/o di sicurezza in aree anche strategiche per le attività di business.

L’instabilità che ha caratterizzato la Spagna nella seconda metà dell’anno - alimentata, prima, dall’attacco terroristico di Barcellona e, poi, dalle aspirazioni indipendentiste del governo catalano - rappresenta, a tale riguardo, un chiaro esempio della pervasività dei rischi che le imprese operanti all’estero si trovano a dover affrontare, non solo in teatri tradizionalmente ‘caldi’, ma anche in aree generalmente ritenute stabili. 

Oltre alla Spagna, il 2017 ha visto un netto peggioramento del quadro di sicurezza in Paesi quali: Messico (ove la frammentazione dei cartelli della droga ha provocato un aumento del tasso di omicidi e di altri crimini violenti di oltre il 20% rispetto all’anno precedente), Egitto (ove il fenomeno terroristico è cresciuto in intensità - come evidenziato dall’attacco in Sinai del 24 novembre, che ha provocato oltre 300 morti - ed  estensione territoriale), Filippine (ove l’assedio di Marawi ad opera dell’IS e di vari gruppi ad esso collegati ha fatto luce sulla fragilità dell’apparato di sicurezza in talune aree del Paese) e Arabia Saudita (attraversata da gravi tensioni interne e responsabile di politiche regionali che ne hanno significativamente aumentato l’esposizione a minacce di carattere asimmetrico e convenzionale, come evidenziato dai lanci di razzi diretti contro la capitale e altre località del Paese, da parte di Ansar Allah, gruppo ribelle sciita attivo nello Yemen). Lo stesso Iraq, pur liberato dalla presenza delle milizie del Califfato, si appresta ad affrontare un 2018 che sarà verosimilmente caratterizzato dalle lotte di potere alimentate dalle imminenti elezioni politiche (che vedranno le milizie sciite vicine all’Iran determinate a capitalizzare il credito guadagnato grazie all’impegno profuso nella lotta contro lo Stato Islamico) e dalle persistenti tensioni nei rapporti tra il governo centrale di Baghdad e quello curdo di Erbil, frustrato dal mancato ottenimento dell'indipendenza e indebolito dal cattivo andamento dell'economia.

Resta per ora sullo sfondo il rischio di nuovi conflitti armati su fronti divenuti negli ultimi mesi sempre più caldi (è il caso della Corea del Nord, della Libia o del Venezuela), o in teatri apparentemente congelati, ma comunque esposti al rischio di escalation anche repentine e, per certi versi, non del tutto inaspettate (si pensi, ad esempio, alle tensioni tra Israele e il movimento libanese di Hezbollah).

Situazioni di instabilità che potrebbero accentuarsi ulteriormente nel corso del 2018 e che richiedono, pertanto, una gestione attenta e proattiva da parte delle società che già operano all’estero o che intendano, nell’immediato futuro, espandere la propria proiezione anche su mercati stranieri.

Il primo passo consiste senza dubbio nell’identificazione e nel monitoraggio, capillare e costante, delle minacce attuali e potenziali nei confronti del proprio personale e dei propri asset (materiali e immateriali). Un’attività che dev’essere condotta in modo sistematico e oggettivo, scevro da percezioni soggettive e condizionamenti da parte di attori esterni.

È necessario predisporre procedure e piani di security che regolino ogni fase e aspetto delle attività all’estero. Nel caso di obiettivi statici, ciò si esaurisce essenzialmente nell’attuazione di misure suscettibili di mitigare eventuali gap rilevati attraverso specifici processi di assessment. La protezione di obiettivi dinamici richiede, per contro, strumenti estremamente flessibili, in grado di adattarsi a minacce geneticamente mutevoli e imprevedibili. In termini operativi, ciò si traduce nell’adozione di sistemi di tracking che consentano di geo-localizzare il personale in caso di emergenza, di mezzi di comunicazione sicuri e ridondanti, di procedure per l’evacuazione del personale in casi di particolare criticità.

L’intero processo non può prescindere dal coinvolgimento di tutta l’azienda, in chiave top-down, per soddisfare il requisito normato del ‘dovere di protezione’. Un obbligo morale, prima che giuridico, che richiede l’adozione di un sistema ben strutturato dal punto di vista organizzativo e normativo, con risorse e competenze utili ad assolvere gli adempimenti che il legislatore e la giurisprudenza hanno voluto mettere in capo dal Datore di Lavoro. Doveri indelegabili, il cui assolvimento serve in qualche modo a misurare la capacità del management di adottare una visione strategica di lungo periodo, che veda nella sicurezza uno dei suoi irrinunciabili capisaldi.

di Daniele Grassi,  Responsabile dell’Unità di Analisi presso IFI Advisory,
società di consulenza nel settore del risk management. Certificato CERSA UNI 10459

 

S News - IFI Advisory

www.ifiadvisory.com/it/thesys

03.01.2018


Iscriviti alla newsletter di S News

Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità della sicurezza,
iscriviti alla nostra newsletter.

\\ Articoli correlati

Attacchi DDoS: perché in forte aumento?

Attacchi DDoS in grande aumento. Secondo il recente sondaggio di IDC Research dal titolo...

Electronic’s Time: telecamera Geovision GV-VD8700

Electronic’s Time presenta la telecamera IP GV-VD8700 di Geovision, dotata di una...

Meccanica italiana: export in crescita verso USA, Russia, Cina e Arabia

La meccanica italiana esporta più della metà di quello che produce, precisamente...

Seguici Su

   

Iscriviti alla newsletter di S News

Per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità della sicurezza, iscriviti alla nostra newsletter.